Il tema degli incarichi di progettazione a titolo gratuito torna al centro del dibattito pubblico e amministrativo, soprattutto dopo la nota dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) dello scorso 22 ottobre 2025, che ha ribadito il divieto generale di affidare servizi professionali gratuiti salvo eccezioni rigorosamente motivate. Questa presa di posizione nasce dalla volontà di tutelare l’equo compenso e la concorrenza leale, elementi essenziali per garantire trasparenza e qualità negli appalti pubblici. In particolare, il caso del progetto di fattibilità tecnico-economica per la valorizzazione del castello di Caccamo ha evidenziato come gli enti locali, in difficoltà economica, spesso tentino di contenere i costi ricorrendo a prestazioni gratuite, ma ora devono adeguarsi a regole più stringenti.

Divieto incarichi gratuiti e normativa di riferimento

Il divieto di incarichi gratuiti trova fondamento nell’articolo 8, comma 2, del Codice dei contratti pubblici, che mira a evitare favoritismi e distorsioni della concorrenza derivanti da prestazioni non remunerate. L’ANAC ha sottolineato come questa pratica sia generalmente incompatibile con i principi di imparzialità e par condicio tra operatori economici. Importante è anche il ruolo della Legge n.49/2023 sull’equo compenso, che rafforza la tutela dei professionisti imponendo compensi adeguati nelle relazioni contrattuali con la pubblica amministrazione, contrastando così compensi iniqui o simbolici. Questa normativa crea un quadro più chiaro e stringente per gli enti locali, costretti a pianificare con attenzione le risorse destinate agli incarichi di progettazione.

Eccezioni motivate e condizioni rigide

Pur non essendo assoluto, il divieto prevede limiti molto stringenti per le eccezioni. L’ANAC richiede che qualsiasi incarico gratuito sia supportato da una motivazione ampia, documentata e pubblica che attesti l’eccezionalità dello scenario, come avviene, per esempio, in donazioni chiare e trasparenti di studi professionali con scopi filantropici. La trasparenza è cruciale e l’atto che preveda la gratuità deve indicarne formalmente la natura, rispettando anche adeguati adempimenti contabili. Inoltre, è necessario accertare che non esistano alternative finanziarie percorribili o forme di cofinanziamento, con una valutazione preventiva che eviti di falsare la competizione nelle gare successive. In pratica, gli enti devono elaborare una relazione tecnica-economica dettagliata che giustifichi le scelte, pena possibili annullamenti o contestazioni.

Implicazioni per enti locali e professionisti

Questa posizione dell’ANAC comporta un cambiamento operativo significativo per gli enti locali, i quali dovranno integrare nei loro bilanci stanziamenti certi per le prestazioni professionali o adottare modelli di coprogettazione che garantiscano compensi corretti. Il ricorso abituale alla gratuità, spesso utilizzato come strumento di contenimento della spesa, diventa così insostenibile e rischia di generare contenziosi amministrativi. Dal punto di vista dei professionisti, la normativa rappresenta una solida tutela della dignità del lavoro intellettuale e della trasparenza di mercato, contrastando fenomeni di concorrenza sleale ai danni di chi applica tariffe corrette. Come sintetizza un esperto in diritto degli appalti, questa evoluzione ribadisce che i servizi professionali devono essere considerati spese programmate e strategiche, mai beni da barattare. Per approfondire un esempio concreto di valorizzazione culturale, a Caccamo si è puntato su un metodo che coniuga tutela storica e sostenibilità economica, dimostrando che anche progetti delicati possono rispettare le regole di equità economica.