Gli impianti FER nei parchi naturali rappresentano un tema cruciale di oggi, soprattutto dopo la sentenza n. 134/2025 della Corte costituzionale. Questa decisione sottolinea come l’individuazione di un’area come “non idonea” alla realizzazione di impianti, in particolare a biomasse, non possa tradursi in un divieto assoluto e incondizionato. La sentenza apre dunque la strada a una valutazione più flessibile e tecnica, che bilanci la tutela ambientale con lo sviluppo energetico da fonti rinnovabili.
Divieto assoluto vs aree non idonee FER
La Corte ha dichiarato incostituzionale il divieto categorico imposto dalla legge regionale calabrese n. 36/2024 per impianti a biomasse superiori a 10 MW termici in parchi naturali. In pratica, una zona definita “non idonea” ai sensi della normativa non può essere automaticamente preclusa a ogni forma di impianto FER. Questo divieto assoluto impedisce un’analisi tecnica puntuale, necessaria per valutare caso per caso la compatibilità ambientale e territoriale, attraverso strumenti come la VIA e la VAS.
Questa distinzione è fondamentale per tutelare gli ecosistemi delicati dei parchi naturali senza bloccare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, indispensabili per la riduzione delle emissioni di CO2 e la sicurezza energetica nazionale.
Impatto normativo e sfide per investitori FER
La sentenza ha un impatto diretto sulle normative regionali, che devono evitare divieti rigidi e adottare criteri più flessibili, fondati su valutazioni tecnico-ambientali approfondite. Per gli investitori e operatori significa opportunità ma anche una complessità maggiore nelle procedure autorizzative. Ogni progetto in aree “non idonee” richiederà infatti uno studio approfondito del potenziale impatto ambientale, favorendo l’adozione di tecnologie più innovative e sostenibili.
Di conseguenza, il percorso autorizzativo potrà risultare più articolato, ma anche più efficace nel garantire un equilibrio tra sviluppo energetico e tutela ambientale. Ciò potrebbe incentivare investimenti responsabili e soluzioni progettuali in grado di rispettare i valori paesaggistici e la biodiversità dei parchi.
Governance integrata per tutela e sviluppo FER
Con oltre 2 GW di potenza installata a livello nazionale, l’energia da biomasse è un elemento rilevante nel mix rinnovabile. Una regolamentazione troppo rigida rischierebbe di frenare la diffusione di una fonte energetica chiave per la transizione ecologica. Allo stesso tempo, i parchi naturali necessitano di una protezione rigorosa per preservare habitat fragili e paesaggi incontaminati.
La sentenza invita quindi a un modello di governance integrata, dove la valutazione ambientale non blocca a priori gli impianti ma ne guida l’installazione compatibilmente con l’ambiente. Tecnologie avanzate di filtraggio o co-generazione integrata con pratiche agro-forestali potranno mitigare impatti negativi, facendo convivere sostenibilità e produzione energetica.
In definitiva, questa evoluzione normativa segna un passo importante verso una regolamentazione dinamica e responsabile, capace di sostenere la transizione energetica senza compromettere la ricchezza naturale dei parchi italiani.



