Analizzando il mercato immobiliare italiano, emerge che un significativo 23,6% degli acquirenti nelle grandi città dispone di un budget inferiore a 119.000 euro. Questo dato, cruciale per comprendere le dinamiche dell’accesso alla prima casa, evidenzia una domanda consistente di immobili a prezzi contenuti. Tuttavia, l’effettiva possibilità di acquistare entro queste cifre varia fortemente in base al contesto territoriale, creando un divario rilevante tra aree metropolitane e province più piccole.
Profilo e necessità degli acquirenti con budget limitato
Tra gli acquirenti sotto la soglia dei 119.000 euro prevalgono giovani coppie e chi cerca la prima abitazione, spesso con risparmi limitati e dipendenza dall’accesso al credito. Per loro, non basta trovare un immobile dal prezzo contenuto: è fondamentale poter disporre di un capitale iniziale per la caparra e sostenere le rate del mutuo. Per questo motivo, gli esperti suggeriscono un’attenzione particolare all’offerta di unità di dimensione ridotta e politiche di accesso al credito agevolato, mirate a supportare soprattutto i giovani e le famiglie emergenti nel mercato immobiliare urbano.
Accessibilità immobiliare tra grandi città e province
Se guardiamo all’intero panorama nazionale, quasi la metà degli immobili online in vendita è proposta sotto i 150.000 euro, offrendo un quadro meno allarmante rispetto alle sole grandi città. Tuttavia, a Milano solo il 31% delle abitazioni rientra in un budget sostenibile per la famiglia media, mentre a Roma questa quota sale al 40%, comunque limitata. Al contrario, realtà provinciali come Chieti, Terni e Vibo Valentia presentano un’offerta ben più accessibile, con quote di immobili abbordabili che superano il 90%. Questo scenario riflette la forte influenza del contesto locale, dalla composizione degli immobili sia in termini di dimensioni sia di stato di conservazione, fino alla presenza di opportunità di riqualificazione che rendano appetibili case a prezzi contenuti.
Dinamiche di mercato, credito e politiche di sostegno
Nonostante i budget contenuti, la domanda rimane attiva grazie a un aumento dei volumi di compravendita, con un incremento del 7,6% negli scambi registrati nel quarto trimestre del 2024. Ciò permette una maggiore rotazione dell’offerta e può facilitare l’incontro tra domanda e immobili disponibili, soprattutto grazie agli strumenti digitali che migliorano la trasparenza del mercato e l’accesso alle offerte. Tuttavia, per tradurre questa domanda potenziale in acquisto concreto, è indispensabile un adeguamento delle proposte creditizie. Le banche e gli intermediari sono pertanto invitati a sviluppare mutui flessibili, con requisiti di risparmio iniziale più bassi e durate calibrate per non compromettere la sostenibilità finanziaria degli acquirenti.
Inoltre, gli operatori immobiliari e le istituzioni possono incentivare progetti di micro-alloggi e di edilizia convenzionata, oltre a promuovere formule innovative come il leasing abitativo o il rent-to-buy, sostenute da incentivi fiscali che valorizzino la ristrutturazione di immobili piccoli o da riqualificare. Interventi pubblici mirati, come contributi per la prima casa o garanzie statali sui mutui per i giovani, sono altrettanto cruciali per colmare il gap tra domanda ed offerta, specie nelle grandi metropoli dove il rapporto prezzo/reddito è più sfavorevole e si registra una minore disponibilità di immobili “accessibili”.



